Come è nato il Diario di un Occultista

Testo che fluisce da una penna stilografica

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Sicuramente mi piace definirmi un lettore seriale aperiodico. Cosa intendo? Beh che leggo molto, ma vado a periodi: in alcuni leggo interi romanzi, da 7/800, pagine nell’arco di una sola giornata, compresa la notte se il romanzo vale. In altri periodi non riesco ad avvicinarmi ad un libro nemmeno se mi pagano bene per farlo!

Non che questo sia un problema: leggere mi è sempre piaciuto, come anche scrivere; ma ho la certezza di non essere uno scrittore da best seller. Fino ad ora mi era sempre piaciuto scrivere per il gusto di farlo, e per me stesso; tant’è che la mia opera massima, in quanto a dimensioni e tempo dedicato, sicuramente è il mio diario. 

Ho scritto anche altro in passato, ma sempre per me stesso. Da poco, a dirla tutta da quando frequento Medium.com, ho deciso di provare a scrivere anche per gli altri: vedo molti scrivere, sebbene sempre troppo pochi in italiano, per cui che motivo avevo per non farlo pure io?

Potete immaginare quanto, questo cambio di stato mentale, abbia pesato non poco sul mio modo di approcciarmi alla scrittura: se prima era tutto uno scrivere di getto, lasciando che la trama si costruisse da sola, direi quasi spontaneamente ed istintivamente, mi son trovato con una certa confusione sul da farsi, dopo aver letto centinaia di post di scrittori, ognuno con la propria idea di come si debba scrivere qualcosa per gli altri.

Pare che ognuno abbia la regola aurea, sul come si scrive un romanzo. Peccato, poi, che quelli più accaniti nel dire come si deve scrivere, non sono poi così noti alla comunità dei lettori; comunità che a mio parere è l’unica, davvero, in grado di dire se un libro piaccia o meno. Hai voglia di leggere recensioni, scritte da mega recensori: ma se il libro non viene letto, o, peggio ancora, viene iniziato e mai finito, almeno per la mia esperienza da lettore, è perché il libro ha qualcosa che non va!

Può essere la trama, può essere la metrica, può essere il linguaggio: può essere anche l’insieme di due o più cose; ma di certo un libro iniziato che porta il lettore a non riuscire a finirlo sicuramente ha qualcosa che non va. E secondo me sarebbe proprio quella la cosa da ricercare: farsi dire dal lettore cosa lo abbia portato a quello stato mentale. Chi meglio di lui può darci un’idea su cosa non vada in un nostro scritto.

Questo è il motivo per cui, alla fine, ho deciso di sfruttare piattaforme come Amazon o iBooks per pubblicare, gratuitamente la dove permesso, il mio libro: sperando che chi non apprezza, scevro da cattiveria, se ha da dire la sua su come gli pare il romanzo, lo faccia: per me sarebbero informazioni preziose, visto che ho intenzione di continuare a scrivere non solo per me stesso.

Come sono arrivato all’idea di Diario di un Occultista? Se ve lo racconto fareste fatica a crederci, ma ci provo lo stesso. Dopo aver deciso di provare a scrivere anche per altri lettori, ovviamente, si è posto il problema di decidere su cosa scrivere. Avevo due vie da poter seguire: la prima, credo la più classica per chi inizia a scrivere, era cercare le statistiche di acquisti di libri degli ultimi mesi, cercare di organizzarle per tipologia, costo, supporto ed alla fine scorrere la lista fino a trovare un argomento che potesse stuzzicare la mia creatività.

La seconda, sicuramente una attività blasfema per chi è avvezzo a seguire qualsivoglia metodologia creativa, è consistita nell’aprire il mio editor abituale, attivare la funzione scrivi senza distrazioni, ormai comune in molti editor, avviare il mio generatore di toni bineurali impostato a 200-201 e lasciare scorrere le parole, dalle dita, senza pensarci sopra. Non voler creare un personaggio, un ambiente, una storia, ma solo l’avvio di qualcosa. Molti di voi storceranno il naso a sentire una cosa del genere, ma devo confermare il Diario di un Occultista è nato così!!

Chiaramente una volta iniziato, e deciso di proseguire su quel testo, sono passato al mio amato Scrivener per iniziare a scindere i capitoli, le scene, i dialoghi, memorizzare ricerche su luoghi, personaggi e tutto quello che serve durante la creazione di un testo. L’avvio comunque è stato molto istintivo: niente paletti, niente limiti: una sessione di 30 minuti di scrittura d’impulso, di getto. Chiaramente alla fine di quei 30 minuti quello che avevo scritto, a chiunque lo avesse letto, avrebbe fatto girare la testa per la mancanza di un capo e di una coda, ma nella sua follia, io ci vedevo un senso, una direzione, una storia da raccontare. E così alla fine ho deciso che quella era la strada, almeno per questo libro.

Conoscendomi, ho deciso di pubblicare il lavoro un capitolo alla volta. Perché? Perché mi conosco!! E so che tendo a lasciare perdere una cosa se me ne viene in mente un’altra. Il fatto di pubblicare periodicamente, di sapere che se non avessi pubblicato nel giorno previsto qualcuno ci sarebbe restato male, mentre qualcun altro se la sarebbe presa al punto di abbandonarmi per strada e non terminare di leggere quello che stavo scrivendo; era una spinta per me, una motivazione per tenere il ritmo e scrivere con costanza.

A parte una pausa, dovuta a questioni mediche, sono stato piuttosto costante, e sono riuscito ad arrivare alla fine del lavoro; devo anche dire, che non mi aspettavo un seguito così alto di persone che mi incitassero a continuare a scrivere il capitolo successivo, quando è capitato di saltare una scadenza. Oh non fraintendetemi: non ho migliaia di lettori!! Solo qualche decina, che per me sono, comunque, molti essendo il mio primo testo scritto non solo per me stesso.

Scrittore per passione, e non solo di romanzi, ma anche manualista ed altro.

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